1943 1949

 

Premessa.

Le Tradizioni, le usanze, le credenze popolari, le memorie ed i pochi monumenti che  la Comunità di Trappeto possiede, tramandateci nel tempo dai nostri avi, sono dei Valori Antropologici, Culturali, Storici ed Architettonici  di notevole importanza. Questi "Beni" di valore inestimabile, sono da salvaguardare ad ogni costo ed in ogni caso, in particolar modo in piccole ed antiche comunità come la nostra, essi fanno ormai parte del nostro Patrimonio Culturale e del nostro DNA. E' compito di ognuno di noi, contribuire intelligentemente, per preservare questi Valori alle nuove generazioni. Le Comunità che non hanno saputo salvaguardare questi Valori e questi Beni, sconoscono le proprie radici storiche e culturali, non hanno una propria identità non conoscendo il loro passato, ma soprattutto smarriscono facilmente la direzione e l'importanza della strada verso il futuro.   (N.M.R.) 

 

Usanze a Trappeto. Il Soprannome ('nciuria) nella marineria Trappetese.

            

La storia delle popolazioni costiere del basso Tirreno della Sicilia Occidentale e più in particolare della Marineria Trappetese è caratterizzata, per un lungo periodo di quasi due secoli, (1780) dalla presenza di un tipo di imbarcazione armata con una vela dalla forma particolare, detta latina. Questa imbarcazione chiamata Varca Longa o Sardara, per la sua notevole lunghezza, (Max 11 metri ossia 44 palmi siciliani) era adibita principalmente per la pesca del pesce azzurro, ed in particolare per la pesca delle sarde. La Sardara o Varca longa di antichissime origini siciliane a Trappeto più che in altri posti, ebbe la sua stagione migliore; adattissima per la pesca delle sarde e del pesce azzurro in generale, divenne in breve la barca per eccellenza del Trappeto di allora, tantè che a Trappeto furono realizzate ben tre piccole industrie conserviere del salato per la conservazione del pesce (Sarde, Sardine, Acciughe e sgombri). Oggi non si può parlare della storia della nostra marineria e dei Trappetesi senza accenno a questa gloriosa imbarcazione, che ha segnato un’epoca di grandi sacrifici e che degnamente per più di 150 anni ci ha rappresentato. Generalmente queste imbarcazioni molto pesanti, dotate a poppa di un vistoso e decorato elemento facilmente smontabile che serviva per la navigazione (Campiuni di poppa) venivano armate con vela Latina e 8 remi. I remi, erano, tanto quanto i marinai che servivano per la rimessa in mare e la battuta di pesca, che prevedeva la presenza di due sardare più lente e di una terza barca più veloce che aveva il compito di circondare rapidamente e raccogliere il pesce e le reti. Queste grandi barche, in generale ogni famiglia Trappetese di pescatori ne aveva una, prendevano il nome da un "Santo" beneagurale a cui erano dedicate, ma spesso venivano chiamate o additate con il soprannome della famiglia Proprietaria, e molto spesso con i nomi dei figli, ciò era forse un antico retaggio di provenienza Favarottara (Terrasini). Presto i soprannomi ('nciurie in siciliano) dei pescatori e di conseguenza delle loro barche, divennero in breve, di uso comune in tutto il Trappeto e non solo nella marineria; Letteralmente per 'nciuria (soprannome) si intendeva e indicava spesso il soprannome di una persona, ma anche il casato, e quindi la famiglia di appartenenza. Durante i viaggi in mare o le battute di pesca, quando il vento calava e la fatica nelle braccia dei rematori si faceva sentire, si intonavano dei canti propiziatori della pesca, oppure ritornelli a mò di cantilene, in cui ricorrevano spessissimo  le 'nciurie o soprannomi. Sono pervenuti fino a noi, raccontate e/o cantate da anziani pescatori Trappetesi oralmente con una certa approssimazione, alcuni canti ed una cantilena sottodescritta.  

 

 

Antico canto dei marinai Trappetesi a pesca sulle sardare.

 .......(da redigere)

 

Antica Cantilena dei pescatori Trappetesi che ritornavano da Favignana.

Diu ni scanzi di cursari/

di chiddi Turchi cani/

turchi e mori/

saracini/

levantini/

chi nun cririnu alla firi cristiana/

.........

Proverbi in uso nella marineria Trappetese:

1) Nù mari un c'è taverna.

2) Acqua di celu e sardi alla magghia.

3) I sardi a quannu ammagghianu, e u tempu a quannu veni.

4) Quannu scinni a terra la nigghiazza,

     acqua cueta n' terra t'amminazza.

5) Ventu ri terra e me maritu a mari.

6) Sciloccu chiaru e tramuntana scura,

    mettiti a mari senza paura.

7) Bontempu  r'invernu,

     tempu d'infernu

8) Quannu vai a mari,

     ventu nun chiamari

9) Grecu e livanti, 

     acqua  d'arreri e acqua d'avanti.

10) Jilata, o sicca o vagnata, 

      inchi tunnari, sbarazza nuari.

11) Quannu chiovi cà tramuntana,

      chiovi tri ghiorna e nà simana.  

 

Orazione sui temporali. ( Simile ma in variante rispetto all'orazione della gente di campagna "del Trappeto")

Tronu, Tronu, vattinni arrassu

chista è la varca di Santu Gnazziu\

Santu Gnazziu e Santu Simuni 

chista è la varca di nostru Signuri\ 

Auta, quantu eni auta  la curuna di nostru Signuri.

 

 

Le rappresentazioni figurative tradizionali nelle antiche “Sardare” a Trappeto.

L’uso di rappresentare e dipingere le figure ed i simboli religiosi sulle fiancate delle barche o meglio della barca per eccellenza di Trappeto cioè la “Sardara” o Varca longa, sono connesse ad una simbologia arcaica in cui è sicuramente dominante la componente apotropaica. Spettava ad un pescatore anziano ed abile (PinciSanti) il dipingere queste figure religiose o con valenza magicoprotettiva. Le rappresentazioni dei Santi o delle Madonne dipinte con accesi colori sui nostri legni, servivano sia a testimoniare la fede nelle religione per assicurarsi la protezione divina  del Santo sul bene e sulle persone a bordo, come anche la funzione di distinzione sociale ed identificazione della famiglia proprietaria della barca, ossia costituivano motivo di prestigio sociale che veniva ostentato specialmente nelle ricorrenze di determinate festività, in particolar modo nella festa del 15 Agosto dell’Assunta, nella festa del 29 Giugno di San Pietro, protettore dei pescatori, e nelle varie celebrazioni più o meno religiose, quando sulle stesse venivano eseguiti lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria e venivano elegantemente addobbate a festa. Altre occasioni parecchio importanti e straordinarie erano per “il Varo” delle barche, che avveniva qualche giorno dopo l'arrivo della nuova barca dai cantieri di Porticello o Favarotta, in cui un padrino ed una madrina davano il via alla celebrazione religiosa con il prete a bordo che benediceva la barca elegantemente addobbata ed officiava il “rito religioso” con tutte le altre barche di contorno addobbate a festa.

 

 

 

Marineria Trappetese