Il teatro tradizionale dell'Opera dei Pupi a Trappeto.

 

I Pupari e l'Opera dei pupi a Trappeto.  

Da tempi remoti nella borgata di Trappeto, si erano sempre svolti con una certa cadenza, in genere coincidente col periodo estivo, gli spettacoli teatrali Tradizionali dell'ambulante "Opera dei Pupi Siciliani" che riscuotevano sempre grande successo, tra grandi e piccini. A Trappeto non esistevano certo molti divertimenti e queste compagnie Teatrali ambulanti tradizionali in genere provenienti da Partinico, da Balestrate e da  Palermo, dei pupari Cuticchio, Nino Canino ed altri, che rappresentavano con le marionette Siciliane "Le gesta dei Paladini di Francia" erano sempre grandi avvenimenti, molto apprezzati e desiderati. Pertanto queste rappresentazioni teatrali estemporanee furono uno dei primissimi modi di passare il tempo libero a Trappeto. Le armature scintillanti e decorate dei pupi e la voce imperiosa, alta  ed intonata dei Pupari, seduceva e appassionava i Trappetesi che accorrevano a vedere l'Opera dei Pupi Siciliani. Per diversi anni dopo la seconda guerra mondiale, le rappresentazioni teatrali "dell'Opra" si svolsero nella casa del signor Santo Campo sita in Via Tiziano.   Una delle prime compagnie a venire a Trappeto proveniente dalla vicina Balestrate dove risiedeva era la Compagnia familiare del Puparo Cuticchio. Oltre a questa arrivava spesso da Partinico la compagnia di pupari di Nino Canino.

Il Teatro Tradizionale dell'Opera dei Pupi in generale.  A cura dell'Associazione Pro Loco di Trappeto.

L'opera dei pupi è il teatro tradizionale delle marionette dell’Italia meridionale. Ne esistono tre diverse tradizioni: quella "Palermitana", diffusa nella Sicilia occidentale, quella "Catanese" diffusa nella Sicilia orientale ed in Calabria, quella "napoletana", diffusa in Campania ed in Puglia. Esse differiscono per qualche soggetto. Una forma molto simile a quella napoletana ha prosperato a Roma fino alla fine dell'Ottocento.

I soggetti caratteristici dell'opera dei pupi sono lunghe vicende rappresentate a puntate, che risalgono alla letteratura medievale francese: le Chansons de Geste che narrano le avventure di Carlomagno e dei suoi Paladini. Le trame dei poemi francesi subirono molte trasformazioni in Italia, e alcune di tali opere sono fra le più famose della letteratura italiana: il Morgante del Pulci, l'Orlando innamorato del Boiardo, l'Orlando furioso dell'Ariosto. A metà dell'Ottocento Giusto Lodico (1826 - 1906), un maestro elementare siciliano, riunì le trame di un grande numero di poemi in un unico romanzo: la Storia dei paladini di Francia. In seguito altri romanzi cavallereschi, alcuni derivati da opere antiche altri di nuova invenzione, furono pubblicati in Sicilia e divennero la fonte di cicli di spettacoli di pupi. Il più attivo autore ed editore di questa letteratura è stato il palermitano Giuseppe Leggio (1870 - 1911).

Nella serie quotidiana delle puntate della Storia dei paladini di Francia la comparsa dei personaggi principali era preannunziata molte sere prima, e attesa dal pubblico con particolare attenzione alla bellezza e alla ricchezza dell'armatura e delle vesti. Nel giudizio che il pubblico tradizionale dava di un oprante e del suo teatro questo aspetto aveva una grande importanza. Gli opranti erano, e sono, molto orgogliosi della bellezza dei pupi e gareggiano con i colleghi a tale riguardo.

Le caratteristiche costruttive del pupo armato siciliano sono state determinate dal processo di specializzazione che ha distinto il teatro delle marionette siciliane da altre forme di teatro di animazione. Nel Settecento le marionette erano in genere comandate da un filo di ferro collegato con un anello al sommo della testa, un paio di fili per le braccia e solo talvolta uno o due per le gambe.

Le marionette dell'Italia meridionale subirono una propria elaborazione, mirante soprattutto a perfezionare la rappresentazione del combattimento con le spade, momento centrale dello spettacolo. Il ferro principale di comando, attraverso la testa si agganciò direttamente al busto e, in Sicilia, anche il braccio destro fu comandato da una bacchetta di ferro. I mezzi di manovra si mantennero di lunghezza ridotta. I collegamenti rigidi e la distanza ravvicinata determinarono una trasmissione diretta del movimento dal manovratore alla marionetta.

Le decorazioni dei primi pupi ottenute per incisione col bulino furono ben presto sostituite da rabischi nisciuti, decorazioni sbalzate, più visibili a distanza e perciò più funzionali dal punto di vista teatrale. A queste si aggiunsero, già dalla fine del secolo scorso, rabischi sarati, applicazioni in metallo di colore diverso da quello del fondo al quale vengono saldate, in genere di rame su ottone o su alpacca, ancora più evidenti. Le applicazioni, a partire dagli Anni Trenta, hanno assunto tale prestigio da sostituire in gran parte le decorazioni a sbalzo. Negli Anni Quaranta e Cinquanta, infatti, molte armature sbalzate sono stata spianate per dare luogo ai più pregiati rabischi applicati.

La costruzione degli oggetti legati all'attività teatrale dell'opera dei pupi, si avvale di una serie di competenze artigianali di cui le più importanti sono la scultura in legno (testa), la pittura (testa, scene, cartelloni), la lavorazione a sbalzo delle armature di metallo, la creazione dei vestiti; indispensabili sono inoltre una serie di competenze specifiche come la costruzione dell'ossatura, l'assemblaggio del tutto e la collocazione dei fili e dei ferri. Raramente si trovano tutte queste competenze nella stessa persona e rare sono quelle che traggono interamente il loro guadagno da questo tipo di lavoro. Nel caso in cui la stessa persona domina tutte le competenze artigianali necessarie si tratta quasi sempre del puparo stesso: proprietario, manovratore, e voce del proprio teatro. La parola puparo in origine indicava il costruttore dei pupi; oggi si è allargato, sino a comprendere colui che gestisce lo spettacolo. Questa trasposizione di significato indica comunque quanto era comune che il proprietario del teatro costruisse almeno in parte i propri oggetti teatrali. Spesso, però, si trattava di artigiani di altro genere che si specializzavano in una delle arti necessarie all'opera dei pupi come ramo secondario del proprio lavoro.

Originariamente si aveva così un artigianato sui generis cioè non un unico mestiere, ma molte competenze eseguite da una serie di persone diverse e di solito non a tempo pieno.

Oggi la situazione è in parte cambiata. Dopo un periodo di una decina di anni (1957/67 circa) in cui questo artigianato si è andato quasi spegnendo, si è avuta una ripresa, in corrispondenza con il generale rifiorire di questa forma di spettacolo.

Il mercato turistico permetteva già prima a una serie di artigiani di vivere interamente sulla costruzione dei pupi. Bisogna sempre distinguere, tuttavia, l'artigianato fatto per il teatro da quello per la fabbricazione di oggetti turistici; un pupo che non è destinato allo spettacolo può essere apparentemente uguale ad un pupo di teatro, ma mancando di funzionalità è di più veloce fabbricazione, quindi meno costoso. I fabbricanti di oggetti turistici sanno questo e sfornano una quantità di oggetti inautentici, mentre il vero artigiano anche se fa un oggetto ricordo, per esempio in grandezza minore, tiene a far sì che il suo oggetto sia autentico e funzionale in ogni sua parte.

Le teste dei pupi spesso vengono dipinte e ridipinte dai pupari stessi, mentre gli scenari e i cartelloni vengono dipinti sia da qualche puparo sia da altri artigiani. Gli scenari ed i cartelloni palermitani sono dipinti a tempera su tela e sono inchiodati su due bastoni intorno ai quali si arrotolano per conservarli. Gli scenari sono spesso ispirati a quelli del teatro ottocentesco, uno dei più famosi pittori dell'opera dei pupi era infatti scenografo del Teatro Massimo. I cartelli che servivano come annunci pubblicitari sono costituiti da più scacchi, di solito otto. Ogni scacco corrisponde ad una serata e un cartellino di carta con scritto "oggi" viene spostato da scacco a scacco man mano che procede la storia. Un foglio di carta appuntato alla tela dà il riassunto della puntata. Il ciclo più lungo, quello dei paladini di Francia, dura circa 300 sere, una serie di cartelli palermitani che copra questo racconto ne comprende 30‑40. Tenendo conto delle altre storie più brevi in repertorio, si può calcolare che un teatro palermitano in piena regola possedesse circa 60 cartelli. Lo spazio limitato di ogni riquadro non consente molti dettagli dato che i cartelli sono destinati ad essere visti da una certa distanza. Le figure sono accennate con poche pennellate, ma piccole differenze significative e l'impiego del codice utilizzato nella decorazione delle armature dei pupi per caratterizzare i singoli personaggi, permettono di distinguere non solo i cristiani dai saraceni, ma anche i personaggi principali.

Fra i costruttori di pupi dell'area Palermitana oggi in attività ricordiamo l'oprante Giuseppe Argento e suo figlio Enzo, che ha abbandonato il teatro per dedicarsi esclusivamente alla costruzione di pupi F. P. Di Giovanni, già oprante a Lercara, Pietro Scalisi, Spadaro e suo figlio Francesco, Nino Canino, Nino Mancuso e suo figlio Giuseppe, Mimmo Cuticchio con i suoi fratelli e Gioacchino Cassarà. Fra i pittori oggi viventi nell'area Palermitana ricordiamo Giuseppe Salerno, Nino e Pina Cuticchio.

Nomi questi indispensabili al fine di delineare, insieme agli altri che li affiancano e a coloro che li precedettero, la fisionomia di quell'artigianato i cui prodotti artistici costituiscono l'oggetto della storia dell'arte popolare, diversa, nell'invenzione e nella fruizione, dalla storia dell'arte colta. 

Quando si osserva un prodotto artistico popolare bisogna tenere presente che esso va giudicato con un metro diverso da quello che si applica nel valutare l'arte colta. Nell'arte colta le qualità che in ultima analisi contano sono l'unicità dell'elaborato e l'inventiva del suo produttore. Nell'arte popolare al contrario contano il suo collocarsi nella tradizione, la funzionalità e la perfezione tecnica. Quando un cartello, per quanto bello possa sembrarci, non rispetta la tradizione stilistica, veniva giudicato dai pupari "fatto da mano di spratico". Ciò tuttavia non vale più oggi nella totalità dei casi, perchè alcuni pittori di cartelli stanno continuando un loro stile personale che al suo sorgere (circa trentacinque anni fa) incontrava un certo successo solo presso il pubblico colto, in quanto si collocava nello stile naif che in quel momento stava diventando di moda. Come c'è una storia dell'arte illustre, c'è anche una storia dell'arte popolare. Di essa a volte a noi sfuggono le vie segrete, come ci sfugge quasi sempre la dimensione esistenziale degli individui che ne furono i nobili ma oscuri protagonisti.

 

L'Estate dei pupi Siciliani a Trappeto. (1979 - 1982)

Premessa.

La domanda di cultura che sale dalle comunità locali non è solo volontà di recupero della propria memoria storica, ma anche bisogno di riaffermare nel presente la propria identità e di garantirla per il futuro. Questo è uno degli appuntamenti che la società civile in Sicilia ha fissato a tutta la sua classe dirigente.

- Alberto Bombace (Luglio 1982) -

Fin dal 1979 a Trappeto grazie alla locale sezione della Pro Loco di Trappeto, e sotto gli auspici dell'Assessorato dei Beni Culturali, Ambientali e P.I. si organizzò per ben quattro anni consecutivi durante l'estate Trappetese, il teatro Tradizionale dell'Opera dei Pupi Siciliani, che riscuotè parecchio successo, in particolare, nel 1982 per approfondire il tema, si organizzò anche una mostra dell'Artigianato attinente all'Opera dei Pupi grazie anche all'Associazione per la conservazione delle Tradizioni Popolari di Palermo. Tale mostra vide rinascere l'interesse dei cittadini di Trappeto per questa forma tradizionale di artigianato e per questi spettacoli teatrali tradizionali.