Foto Storiche 
 

1899 1963

 



 

Enrico Dolci nasce a Rovato (BS) il 25 Giugno 1899.  Si forma in un ambiente familiare dai principi morali elevati e nobili, educato al massimo rispetto per l'uomo ed ai valori umani. Enrico interrompe gli studi rimanendo orfano per la scomparsa prematura del padre ed inizia prestissimo a lavorare a soli 14 anni. Qualche anno dopo diventa ferroviere, poi ferroviere verificatore e dovrà quindi  spostarsi spesso per lavoro nelle stazioni di tutta l'Italia. Conosce e sposa più tardi Maria Carmen Kontelj ragazza di origine tedesco-slovena, molto religiosa dalla quale avrà due figli:  Danilo e Miriam. Nel 1928 viene trasferito per lavoro a Vergiate (VA) e l'anno dopo a Gallarate (VA). Successivamente la famiglia Dolci si trasferisce a Tortona dove rimane per parecchio tempo. Nel 1940 ultimo trasferimento in Sicilia a Trappeto. I suoi modi gentili e la sua cortesia uniti ad una ottima pronuncia per il suo italiano, sin dai primi momenti del suo arrivo a Trappeto vengono erroneamente interpretati, creando non poco imbarazzo fra i giovani Trappetesi. I Trappetesi non erano abituati alla bontà, al massimo rispetto per gli altri, nessuno ti da niente per niente! si diceva. All'inizio (per la sua bontà) Enrico viene scambiato per una persona "ambigua o addirittura gay" soprattutto per la gentilezza nel parlare, ma si tratta di un primissimo momento, infatti tutti si accorgeranno presto di che tempra, di che pasta è fatto Enrico Dolci, altro che affemminamento! Un grandissimo cuore e una grande fermezza <Pugno di ferro e mano di velluto> Indubbiamente era una persona parecchio severa, aveva ricevuto un'educazione ed un insegnamento tipici per quei tempi "dovuti alle leggi Gentile" (mens sana in corpore sano) se così possiamo dire, un pò come tutti del resto, ed era appassionato della corsa, della ginnastica, della musica e della radiotecnica. E' una figura che di lì a poco tempo seppe conquistarsi la piena fiducia di tutti, animata da alti principi morali, seppe imporsi ed instaurare un eccellente rapporto specialmente con i giovanissimi. Enrico era una persona che pensava sempre per gli altri, faceva sempre del bene, aiutava tutti coloro che non avevano niente o che avevano bisogno. Tutti i giovani erano con lui, li rispettava come persone importanti, aveva una grande fiducia nei giovani. Con la guerra ormai alle porte, Enrico si distinse per atti di grande eroismo; forse  è stato l'unico eroe vero del "Trappeto" di allora e di oggi. Nel nostro tempo, in cui molti sono alla ricerca di veri e sani "valori", indubbiamente Enrico li impersonava tutti. I suoi insegnamenti di vita sono rimasti impressi, scolpiti nella mente dei giovani Trappetesi di allora che ancora oggi lo ricordano, dovuti forse alla sua fermezza, alla bontà e ad una grande autorità che non era ostentata ma la si intuiva dalla fierezza del suo carattere. Esperto telegrafista Morse e appassionato di radiotecnica seppe inculcare queste discipline al giovane Nino Russo, ed alti insegnamenti di vita ai giovani Trappetesi con cui trascorreva molte ore della sua giornata. Con grande coraggio, altruismo e generosità,  durante la guerra  fece tantissimo per la popolazione del Trappeto stremata dalla fame, causa la grande miseria, da ricordare inoltre che alcuni giovani militari Trappetesi devono la vita al suo coraggio ed alla sua intrapendenza nel periodo dopo il 25 Luglio fino al Settembre del 1943, quando in quel putiferio della nostra storia non si sapeva da che parte stare, egli riuscì ad evitare le fucilazioni dei nostri soldati per diserzione. E così Trappeto ha avuto nella sua storia, il suo "Perlasca" il suo eroe sconosciuto, a cui ancor oggi non sono stati purtroppo riconosciuti i grandissimi meriti. I primi giorni di Settembre del 1943 Enrico lascia Trappeto e con abiti civili riesce rocambolescamente a passare lo stretto di Messina già controllato dagli Americani, risalire la penisola e a ricongiungersi con i suoi. Persona stimatissima da tutti a Trappeto si legò di fraterna amicizia con il Signor Giuseppe Scardino, con il quale rimase in corrispondenza epistolare anche dopo la guerra. A guerra conclusa la famiglia Dolci va ad abitare a Pozzolo Formigaro (AL), e nel 1952 Enrico consiglia al figlio Danilo che se vuole fare del bene per gli altri, il posto giusto è in Sicilia a Trappeto: "Vai a Trappeto che lì hanno bisogno di aiuto" gli dice. Trappeto era definito a quei tempi da alcuni giornalisti "paese abbandonato da Dio e dagli uomini" ma forse era anche peggio. Il resto è storia conosciuta. Tempo addietro, dai discorsi di anziani Trappetesi, sentivo queste parole, per me allora incomprensibili; uno di questi diceva: quanto valeva Danilo Dolci per la sua bonta!, come lui oggi ce ne vorrebbero 100 di Danilo! e l'altro rispondeva "mi andrebbe bene per i 100 Danilo, ma ci aggiungerei anche 1000 Enrico Dolci!". Enrico era veramente unico! Enrico Dolci si spegne nella sua casa a Pozzolo Formigaro nell'ottobre del 1963 all'età di 64 anni.