Prima dell'arrivo di Danilo a Trappeto nel 1952, della sua vita sentimentale, si sa ben poco a parte il suo fidanzamento con Alice, e la successiva delusione in quanto Alice non volle seguire Danilo nell'esperienza di Nomadelfia, sia Danilo che gli amici non ricordano o non parlano di episodi o altri legami con donne. Anche il primo anno vissuto a Trappeto passa talmente in fretta e con mille impegni, che spazio e tempo per l'amore sembra non essercene, e probabile tra l'altro che Danilo preso dalla smania di aiutare il prossimo non pensò assolutamente ad allacciare rapporti sentimentali, tra l'altro le donne che vengono a contatto con lui, hanno l'impressione che lui sia "Un monaco", "Un prete spogliato", "Un Santo ".

Nell'estate del 1953, però accade qualcosa che cambierà la sua vita siamo al Borgo di Dio in una calda serata di Luglio, a qualche metro dalla casetta costruita un anno prima da Danilo, dove vengono ospitati una vedova di Trappeto, Vincenza Mangano con i suoi cinque figli, (il marito Luciano Formica era morto nel 1949 per leucemia, si disse che la malattia fu causata dal grosso spavento preso qualche mese prima, in seguito alle minacce di morte che gli furono fatte dai banditi che chiedevano soldi al proprietario della terra nella quale lo stesso Formica lavorava) Giustina Barretta (mamma del bambino morto alcuni mesi prima), e diversi altri bambini orfani raccolti nel vallone di Trappeto, Danilo come sempre discute sotto l'albero di carrubo che è accanto la casa, si fa tardi, tutti vanno a letto, rimangono soli Danilo e Vincenzina, scocca la scintilla, nasce l'amore. L’indomani Danilo, chiama Giustina da parte e si confessa racconta quello che era successo la notte precedente, dichiara che vuole sposare Vincenzina cosa che avviene il 14/10/1953 nella chiesetta dell'Annunziata di Trappeto. Non fu un matrimonio ben accetto dalla famiglia di Danilo specialmente la mamma non era convinta che sposare una vedova con cinque figli fosse la scelta migliore, però da donna molto buona, alla fine rispetta la decisione di Danilo, è sempre accetterà questa nuora siciliana. I problemi maggiori a Danilo li creano i preti della zona, osteggiano quel matrimonio, ripetono continuamente ai parrocchiani che il Borgo di Dio è il ricovero dei comunisti, il luogo della perdizione, dove si vive in promiscuità, Danilo i primi tempi frequentava regolarmente la chiesa, la domenica suonava l'organo durante la Messa, notava però che la Chiesa locale predicava bene ma come si suol dire razzolava male, cioè concretamente la popolazione non veniva aiutata, non si potevano continuamente addebitare ai peccati dell'uomo, la siccità, la miseria, le malattie, la delinquenza. Per Danilo era arrivata l'ora di smettere di fare processioni o pregare per far cadere la pioggia, era ora di finirla di considerare la gente irredimibile, l'educazione dei bambini non poteva avvenire cambiando un'insegnante ogni settimana e trattando gli alunni come recipienti da colmare di nozioni astratte, l'ignoranza della gente la delinquenza non si doveva combattere solo con la repressione, ma creando lavoro, le malattie si devono combattere con le medicine, l'igiene, con l'eliminazione delle fonti di contagio e la conoscenza di elementari norme igieniche, non era concepibile che a Trappeto le fognature fossero ancora a cielo aperto, non era concepibile che nelle case, nelle stesse stanze ci vivessero gli uomini, le galline, l'asino, e per giunta si bevesse l'acqua del pozzo di casa inquinata dai rifiuti organici di quegli animali. Comincia da quel momento il lento ma costante allontanamento di Danilo da una chiesa che interpretava i vangeli o gli insegnamenti di Gesù in un modo non proprio evangelico. La rottura definitiva avvenne con la lettera pastorale in occasione della pasqua del 1964 del cardinale Ernesto Ruffini arcivescovo di Palermo. In tale lettera il Cardinale Ruffini scrive: "In questi ultimi tempi si direbbe che è stata organizzata una grave congiura per disonorare la Sicilia; e tre sono i fattori che maggiormente vi hanno contribuito: la mafia, il Gattopardo, Danilo Dolci". Proseguendo nella descrizione di Danilo scrive tra l'altro: "Danilo nel febbraio del 1952 venne a Trappeto, in provincia di Palermo, per iniziare quella campagna, apparentemente benefica, che doveva tanto corrompere in molti paesi d'Europa il vero volto della Sicilia. Mediante l'apertura di un asilo, che dovette esser chiuso per irregolarità, con la diffusione dell'opuscoletto dal titolo <Da Borgo di Dio> e di altre pubblicazioni, nelle quali mette il popolo siciliano tra i più arretrati e miserabili del mondo, attirò molta attenzione in vari ambienti, mentre con i suoi decantati digiuni e piccole attività assistenziali ottenne per protezione dei comunisti il premio Lenin di 16 milioni di lire e da alcuni giornali il titolo di Gandhi  della Sicilia. Tengo sott'occhio l'elenco delle sue gesta, che non specifico per non scendere a particolari incresciosi. Basti dire che dopo più di dieci anni di pseudo-apostolato questa terra non può vantarsi di alcuna opera sociale di rilievo che sia da attribuirsi a lui. Eppure continua a tener conferenze in diverse Nazioni, facendo credere che qui, nonostante il senso religioso e la presenza di molti Sacerdoti, regnano estrema povertà e somma trascuratezza da parte dei poteri pubblici. Intanto raccoglie plausi e denaro, destando viva commiserazione in quanto l'ascoltano per il popolo di Sicilia."