Foto Storiche 
 

1924 1997

 



 

Danilo Dolci nasce a Sesana (Ts) il 28 giugno del 1924 da padre italiano (Enrico Dolci, impiegato delle ferrovie) e da madre tedesco-slovena (Maria Carmen Kontely). Sin da piccolo segue il padre nei vari trasferimenti per motivi di lavoro, studia per prendere il diploma di geometra, ma consegue anche la maturità artistica all'Accademia di Brera a Milano. Si forma in un ambiente familiare di elevati principi morali, educato al rispetto per la natura e ai valori umani. Durante la seconda guerra mondiale cresce in lui un forte sentimento antiviolento. Crede nell'obiezione di coscienza. Ad un passo dalla laurea in Architettura abbandona gli studi e la famiglia e va a vivere nella comunità di Nomadelfia, fondata da Don Zeno Saltini in un ex campo di concentramento a Fossoli in provincia di Modena. Dopo quasi due anni di esperienza in questa Comunità decide di lasciarla perché la reputa troppo chiusa al mondo, mentre lui vuole vivere in mezzo alla gente. Verso la fine di gennaio del 1952 raggiunge Trappeto su consiglio del padre, che vi aveva lavorato parecchi anni, e dove più tardi si sposa (vi ha vissuto quasi ininterrottamente sino alla sua morte). Trappeto è in quel periodo il paese abbandonato da Dio e dagli uomini, dove svolge la sua opera sociale e di denuncia. Nell’area dei comuni che si affacciano sul Golfo di Castellamare, vicino a Palermo, nel corso degli anni ’50 e ’60, svolge un’attiva opera di intervento sociale per il riscatto delle società locali dalle condizioni di miseria e l’avvio di un’esperienza di sviluppo endogeno orientata verso forme di auto-organizzazione. I principi che informano la sua azione sono sostanzialmente quello della non violenza attiva - digiuni, scioperi alla rovescia, “pressioni” sociali etc. - e quello educativo, teso a innalzare il tenore di vita della comunità e a favorire lo sviluppo della cooperazione e di azioni solidaristiche, attraverso la ricerca di un dialogo costante con la società locale. I suoi metodi di lotta nonviolenta, contrassegnati da approcci concreti, diventano ben presto famosi: il 14 ottobre 1952 a Trappeto, Danilo inizia il suo primo digiuno sul letto di un bambino morto per fame; nel novembre 1955 un secondo digiuno nel fatiscente quartiere di Spinesante a Partinico, mira a sollevare il problema della diga sul fiume Jato. Fra il cinquanta e il sessanta escono i suoi libri che trattano quell'argomento: Fare presto e bene perché si muore; Banditi a Partinico; Inchiesta a Palermo. Per la sua opera riceve numerosi riconoscimenti, viene perfino e più volte candidato al Premio Nobel per la pace. Al suo instancabile lavoro di sincronizzazione dell'opinione pubblica, si devono diverse importanti realizzazioni. Ricordiamo fra tutte la realizzazione della diga sul fiume Jato, la creazione del “Centro studi ed iniziative” di Trappeto, chiamato in gergo Borgo di Dio, e la Scuola di Mirto a Partinico, dove Danilo coadiuvato da altri educatori preparati e sensibili sperimenta un nuovo modo di fare scuola. I suoi libri e la sua opera sono molto conosciuti all'estero, negli anni sessanta negli Usa lo conoscevano quasi tutti gli studenti, in Svezia era sicuramente l'italiano più famoso e così in Germania ed in tanti altri paesi. Muore a Trappeto la mattina del 30 dicembre 1997.

"Se la maggioranza degli individui nel mondo occidentale non fosse cosi cieca davanti alla vera grandezza, Dolci sarebbe ancora più noto di quello che è" (Erich Fromm).

Oggi non viene riconosciuta la grandezza e la bontà di Danilo, ma fra cento anni sapremo se ha fatto bene  (Peppe Scardino Pescatore) 

 

                            Danilo  Dolci                     La stazione di Trappeto  
 

Uno dei murales al Borgo